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Padova, ecco le tre operazioni immobiliari che chiudono il ciclo della deindustrializzazione. Quale futuro per la città?

Screenshot dal masterplan di Studio Boeri per Padova - fonte https://www.comune.padova.it/masterplan-di-rigenerazione-urbana-larea-della-stazione-di-padova

di Gianni Belloni

Si sta concludendo un ciclo urbanistico che dura da oltre trent’anni. Con la trasformazione delle ultime tre grandi aree dismesse, Padova completa quasi integralmente la riconversione delle sue superfici industriali. Ma non è chiaro se vi sia davvero qualcosa da festeggiare.

Le industrie si concentravano sull’asse da Pontevigodarzere all’Arcella e, soprattutto, quello da Piazzale Boschetti alla Stanga (una lettura preziosa è I perimetri del lavoro. Padova: la città operaia e le sue trasformazioni di Tania Toffanin). Le storiche politiche urbanistiche cittadine hanno inizialmente favorito e strutturato l’espansione industriale in particolare con la creazione della Zona Industriale (per una storia: qui), stringendo un legame indissolubile tra la crescita fisica della città e la sua identità operaia. Poi, con la deindustrializzazione, abbiamo assistito alla grande trasformazione della città. Non si tratta infatti solo di un fenomeno economico, ma di una forza che ridisegna i confini fisici dello spazio urbano, lasciando vuoti industriali e aree da riconvertire. Per oltre vent’anni Padova ha convissuto con grandi vuoti urbani: fabbriche chiuse, aree produttive abbandonate, terreni in attesa di una nuova destinazione mentre l’economia cittadina vira decisamente sul terziario.

Le aree dismesse erano vicine al centro, molto appetibili dal punto di vista economico e, nello stesso tempo, strategiche per elevare la qualità urbana, aumentando, ad esempio, le aree verdi. Si tratta di un processo globale: un libro verde dedicato dal Parlamento europeo alla deindustrializzazione delle aree urbane, definì le aree dismesse come occasioni da non perdere per riqualificare e umanizzare le città. Purtroppo l’occasione, a Padova venne sprecata. Lo si vede bene percorrendo via Tommaseo dove si è proceduto per parti monofunzionali senza una visione d’insieme. Un coraggioso progetto, dell’inizio degli anni ‘90, degli architetti Favaro, Yaxley e Saito immaginò per via Tommaseo, una volta trasferiti i magazzini generali ed altre imprese, un boulevard e lo sviluppo di un parco che connettesse il Piovego al cimitero dell’Arcella sopra e oltre la Ferrovia. La politica e gli interessi ad essa collegati spinsero verso altri disegni.

Quel lungo ciclo di trasformazione si avvia alla conclusione. Tra la zona della stazione, il quartiere Fiera e l’area dell’ex Rizzato, sono infatti in fase di realizzazione o di avvio tre dei più importanti interventi che chiudono quella stagione.

PP1

Il primo tassello riguarda il cosiddetto PP1, il quadrilatero compreso tra via Trieste, via Diego Valeri, via Gaspare Gozzi e la stazione ferroviaria. Qui sorgevano un tempo la Zedapa, storica fabbrica di bottoni e minuteria metallica – fucina di una battagliera classe operaia – e il gasometro cittadino, rimasto in funzione fino al 1966. Un’area strategica tra centro storico e stazione che per anni è rimasta uno dei principali vuoti urbani della città.

Area PP1 – Screenshot da Google Maps

Oggi il masterplan, sviluppato lungo le linee guida dello studio Stefano Boeri Architetti e del progetto urbanistico di Cino Zucchi, punta a trasformare l’area in un polo multifunzionale da 140 mila metri cubi. Il piano prevede uno studentato internazionale da circa 500 posti letto, residenze, attività commerciali e un parco urbano centrale, denominato Parco Antenore, destinato a diventare l’elemento di connessione tra via Trieste e via Valeri.

La proprietà dell’area è divisa tra il fondo britannico Stonehill, che realizzerà lo studentato, e il Consorzio Stabile Pedron attraverso Antenore Investimenti, incaricato dello sviluppo delle funzioni residenziali e commerciali. Dopo una fase iniziale di competizione per l’acquisizione dei terreni, i due soggetti hanno scelto di coordinare i rispettivi interventi all’interno di un progetto unitario. Lo studentato, da circa 40 mila metri cubi e un investimento stimato in 50 milioni di euro, dovrebbe essere completato nel 2027 (sullo sviluppo di studentati in città si veda qui).

Ex Ifip

Poco distante, nell’area alle spalle del Tempio della Pace e a pochi passi dalla stazione ferroviaria (ex Ifip), sta prendendo forma un’altra delle grandi operazioni urbanistiche della città. L’area è stata acquisita nel 2021 da Industrie Edili Holding, società immobiliare riconducibile ad Agostino Candeo e Alberto Romano Pedrina, che ha rilevato le quote della milanese Ifip. La stessa società a Padova sta anche realizzando la riqualificazione della Wave Tower (il vecchio Onda Palace) in tangenziale e delle torri, in costruzione denominate Zairo Urban Forest con affaccio sul progettato ospedale.

Area ex Ifip – Screenshot da Google Maps

Anche qui il progetto si inserisce nel più ampio disegno di sviluppo dell’asse stazione-Fiera delineato dal masterplan Boeri. Il programma prevede uno studentato di nove piani, alto 35 metri e con 460 posti letto, due torri di 17 piani alte circa 60 metri destinate rispettivamente a hotel e aparthotel, un edificio direzionale per uffici e 20 mila metri quadrati di verde pubblico attraversati da un percorso ciclopedonale tra viale della Pace e via Tommaseo. Il progetto ha subito delle modifiche in seguito all’intervento del Comune, da quello che apprendiamo di tipo estetico. Si tratta di un intervento che guarda anche ai grandi investitori internazionali.

La futura residenza per anziani, prevista nelle fasi successive dello sviluppo, sarà realizzata per un fondo francese che ne curerà la gestione, mentre per lo studentato sono in corso interlocuzioni con un fondo pensionistico statunitense e con operatori austriaci specializzati nel settore (fonte qui). La conclusione dello studentato è prevista entro il 2028.

Ex Rizzato

Il terzo e ultimo tassello riguarda l’area ex Rizzato, tra via Venezia e via del Pescarotto. Qui sorgeva una delle industrie simbolo della Padova manifatturiera del Novecento. Fondata nel 1921 da Cesare Rizzato, l’azienda divenne uno dei principali produttori italiani di biciclette e ciclomotori, arrivando a controllare marchi storici come Atala, Maino e Dei. Dopo la chiusura dello stabilimento e la demolizione avvenuta nel 2002, una parte dell’area è stata occupata dal complesso progettato da Mario Botta, mentre il resto è rimasto inutilizzato per oltre vent’anni. La giunta comunale ha adottato il Piano urbanistico attuativo che sblocca definitivamente la trasformazione dell’ultimo lotto rimasto in abbandono. L’intervento è in corso, promosso da Aspiag-Despar e progettato dallo studio a.l.f.a. Progetti dell’architetto Francesco Cibin, e prevede la realizzazione di uno studentato universitario da circa 350 posti letto e di un supermercato collocato alla base dell’edificio.

Area ex Rizzato – Screenshot da Google Maps

Lo studentato si svilupperà su nove piani per una volumetria di circa 45 mila metri cubi. L’operazione è stata resa possibile anche attraverso una complessa partita urbanistica che ha trasferito nell’area ex Rizzato i diritti edificatori residenziali originariamente previsti al Basso Isonzo.

Quale progetto di città?

In tutte e tre le aree il risultato è simile: studentati, strutture ricettive, residenze temporanee, commercio. Al posto della città che produce emerge una città che ospita, consuma e gestisce flussi.

Le domande a questo punto si affollano:

Studentati, supermercati, hotel e residenze assistite rappresentano davvero un progetto urbano o semplicemente la forma immobiliare che oggi garantisce maggiore redditività?

È il modello economico che Padova immagina per il proprio futuro? E soprattutto: dopo aver consumato tutte le grandi aree della deindustrializzazione, quale sarà il prossimo progetto di città?

In copertina: screenshot dal masterplan di Studio Boeri per Padova – fonte Comune di Padova

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