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Gentrificazione e gestione privatistica degli spazi ed edifici pubblici a Padova

Rendering del progetto di ristrutturazione dell'ex Configliachi a Padova. Fonte: Urbanfile.org

Pubblichiamo un intervento del gruppo Urbanistica e Contesto di Padova

La questione degli spazi pubblici a Padova richiederebbe una politica orientata a farne ambiti orizzontali, fruibili dalla cittadinanza in modo aperto e gratuito e gestiti a tutti gli effetti come beni comuni.

Nelle righe seguenti si dimostrerà la distanza dell’Amministrazione Comunale da questa idea.

Consideriamo quattro casi in cui si sono avviate o programmate le ricostruzioni /ristrutturazioni di grandi spazi pubblici che potrebbero soddisfare un ampio ventaglio di esigenze di aggregazione sociale ma che, invece, sono oggetto di una progettualità prevalentemente estranea a queste. 

Ex Macello

Iniziamo dall’Ex Macello di Via Cornaro, la cui ristrutturazione sarà finanziata da Fondazione Cariparo. Il Comune, con delibera del gennaio 2026, intende affidare lo spazio ad un unico gestore identificato nel Gruppo Pleiadi Soc. Coop. Sociale perché vi organizzi attività museali interattive e attività relative alle discipline STEM (Scienze, Tecnologie, Ingegneria, Matematica); il gestore potrà altresì subaffittare a terzi gli spazi interni al complesso nel quale è previsto anche un bar ristorante.                               

Per quanto riguarda la ristrutturazione del complesso c’è da chiedersi innanzitutto se il Comune sia disposto a rivederne il progetto, che prevede la chiusura definitiva delle cinquecentesche strutture difensive ipogee sottostanti l’area, in modo da consentire un sicuro accesso pubblico.

Riguardo alla gestione, il Comune non ha mai sviluppato una reale e produttiva interlocuzione con i cittadini, i gruppi informali e le associazioni che hanno utilizzato e animato il complesso per decenni e avevano presentato la proposta di una dichiarazione di uso civico e collettivo. Ha invece prefigurato uno spazio la cui agibilità sarà affidata per 25 anni ad un unico gestore, che riceverà l’area completamente ristrutturata e la gestirà per svolgervi attività a spettro limitato e prevalentemente a pagamento.

Ex Palazzina Coni

Il secondo caso riguarda la Ex Palazzina Coni, acquistata dal Comune nel 2018, abbattuta un anno fa e attualmente in ricostruzione per diventare un Centro Civico di Quartiere che assumerà il nome di DU30. I lavori sono finanziati dal Fondo PINQUA (Programma Innovativo Nazionale per la Qualità Abitativa), che afferisce al PNRR, per un totale di euro 6.765.600.

Il Comune ha approvato un progetto che comprende: al piano terra, un bar-ristorante e una sala polivalente, al primo piano una biblioteca di quartiere e alcuni spazi espositivi con locali di appoggio; al secondo piano, spazi per eventi, atelier e residenze per artisti; sulla torretta, troveranno posto nove appartamenti di 45 mq da assegnare al “social housing”. La gestione del ristorante sarà assegnata a FDE Group, in base ad un preaccordo di cui non vi è traccia nel sito del Comune. In proposito c’è da chiedersi anche in base a quale procedura ad evidenza pubblica verrà data assegnazione definitiva e se un preaccordo basta a giustificarla.

Ex Configliachi

Passiamo all’Ex Configliachi, la cui parte vincolata dalla Soprintendenza è stata acquistata dal Comune e ristrutturata con fondi PINQUA per una spesa di euro 5.641.767. Secondo il progetto al primo piano dell’edificio, nell’ala Nord, troverà spazio una Scuola di Alta Cucina che, secondo le fonti giornalistiche, sarà sempre affidata a FDE Group (di nuovo!), mentre la restante parte sarà occupata da una sala riunioni. Nell’edificio troveranno spazio anche una mediateca, spazi espositivi e laboratoriali.

Ex caserma Prandina

Da ultimo il caso Prandina, area che diventerà un parco/parcheggio cambiando nome in Parco delle Mura di San Benedetto. Nella zona a sud del parco, in cui si era formato un folto bosco spontaneo, è in realizzazione un parcheggio che sarà gestito da APS Holding, mentre la rimanente parte sarà occupata da un parco prevalentemente prativo i cui rendering prefigurano piatti e ordinati filari di alberelli attorno ad aiuole e percorsi ciclopedonali e non certo il bosco urbano di cui ci sarebbe bisogno.

Gli edifici vincolati, la cavallerizza e le due scuderie, sono destinati a museo, ristorante e attività sociali, mentre la sala comunale “Cavalleggeri” in condizioni di piena fruibilità e molto utilizzata, è stata abbattuta. Occorre notare che i lavori di costruzione sono iniziati solo per quanto riguarda il parcheggio recentemente presentato dalla stampa  come “Park Prandina Open Garden” (!), parcheggio “boscato” che ha richiesto l’abbattimento del bosco esistente, esempio di “rigenerazione urbana” fondata a nostro avviso sul greenwashing più spinto.

Un processo di privatizzazione e gentrificazione

Quanto riportato  a proposito di destinazioni e gestione degli spazi pubblici suggerisce alcune severe considerazioni.

Emerge una progettualità ben poco ancorata ai bisogni della cittadinanza: accanto alla previsione generica di spazi per le associazioni e a quella doverosa di una biblioteca (DU30), in tutti e quattro i casi citati ricorre l’incongrua destinazione di tipo museale/espositivo affidata a gestione  privata.

Abbiamo bisogno di vetrine o di ambiti in cui le persone socializzino, si riconoscano, progettino insieme attività culturali e ricreative?

Che accessibilità possono avere un museo o uno spazio espositivo i cui costi di gestione richiederanno un biglietto di entrata a pagamento?

Parliamo di servizi rivolti a tutti o destinati ad una cerchia di cittadini che può pagare l’ingresso ad una mostra o ad un museo e che è già introdotta all’arte e alla scienza?

Segnaliamo poi  l’ossessione per destinazioni commerciali: un conto è il bar che ricorre normalmente a servizio di ogni spazio pubblico, un altro un ristorante o la scuola di Alta Cucina la cui realizzazione appare particolarmente ridicola in quartieri a basso reddito, che ben altro richiedono per intercettare bisogni di socialità insoddisfatti o appagati dalla solita movida, che non si vuole demonizzare ma che ha troppa prevalenza su attività di qualità che il Comune ha ridotto a nicchia (come ad esempio il River Festival del Portello). Analoghe osservazioni valgono per il centro, dove i servizi di ristorazione pullulano ovunque ma si prevede l’ennesimo ristorante in un parco.

La privatizzazione di tutto ciò che è comune e pubblico incombe: questi spazi, ripristinati con denaro pubblico, saranno dati in concessione ad imprese commerciali private e, per quel che rimane, a professionisti del terzo settore come avviene per le case di quartiere, non saranno quindi pienamente accessibili, gratuiti, orizzontalmente fruibili dalla cittadinanza. Ma uno spazio pubblico dev’essere quest’ultima cosa, non altro.

Accanto alla privatizzazione emerge un processo di gentrificazione di questi ambiti, che diventano “vetrine di quartiere” più utili al rialzo della rendita immobiliare e a servire fasce ristrette di popolazione, piuttosto che a intercettare i bisogni di chi vive una socialità marginale o basata sulla monocoltura del mangia e bevi.

Il Comune, oltre al social washing e al greenwashing che va facendo da anni per mascherare la consegna della città alla speculazione e al cemento, sta anche privatizzando e gentrificando beni comuni e pubblici.

La città di pochi e per pochi prevale su quella inclusiva e accogliente per tutti, le destinazioni sono immaginate a tavolino e comunicate ex post alla cittadinanza, gli spazi pubblici vengono messi a reddito e questo reddito entra soprattutto in tasche private.

L’Amministrazione Comunale e gli assessori competenti si assumano la responsabilità politica della città privata che stanno costruendo.

In copertina: rendering del progetto di ristrutturazione dell’ex Configliachi a Padova. Fonte: Urbanfile.org

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