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Le banche fantasma cinesi a Nord Est

Foto di Eric Prouzet su Unsplash

di Ernesto Milanesi

La Cina del Duemila sconfina nel “modello veneto”? Forse, la frontiera è in Corso Stati Uniti a Padova. Lo conferma la maxi-operazione della Guardia di Finanza per conto della Procura della Repubblica: 21 persone indagate con 17 provvedimenti restrittivi della liberà personale. Sequestrati soldi e criptovalute, immobili, auto di lusso, orologi e gioielli di lusso. Un “giro” che vale almeno 40 milioni di euro, che dal Centro Ingrosso Cina nell’ormai ex zona industriale si dirama a Venezia, Treviso, Brescia, Milano e Prato.

Ma non rappresenta una sorpresa. Anzi.

Bruno Buratti, ex comandante dell’area Triveneto della Guardia di Finanza, ricorda come «tra il 2008 e il 2020 solo nel Nord Est sono state aperte da cinesi 15 mila partite Iva e il 55% ha dichiarato 0 euro, il 20% tra 6 mila e 0 euro di fatturato. Gli interventi ispettivi nei confronti di ditte individuali cinesi hanno consentito di scoprire un debito tributario pari a 2 miliardi di euro a fronte di un recupero di appena 50 milioni».

Il “denaro volante”

È la premessa al Fei Chen ovvero “denaro volante” che Pechino 15 secoli dopo ha mutuato dalla dinastia Tang. Un sistema che permette di invadere l’Europa (e l’Italia…) con le “banche ombra” made in China.

In estrema sintesi, la raccolta di contanti o bonifici bancari dei cinesi emigrati viene trasferita nella Repubblica Popolare con un meccanismo non tracciabile. Quando serve, lo stesso sistema permette anche agli “indigeni” di movimentare ingenti somme da ripulire. Esattamente ciò che è affiorato dall’ultima inchiesta con la banca cinese che poteva contare anche su un imprenditore italiano domiciliato a Dubai (capace di gestire in un semestre circa 600mila euro) come su un altro “socio” italiano residente a Saonara.

Tuttavia, cronache giudiziarie simili non mancano a Nord Est da almeno un lustro.

Autunno 2021. Le Fiamme Gialle di Pordenone squadernano l’evasione dell’Iva nello smaltimento degli scarti ferrosi: un giro da 150 milioni di euro con la “restituzione” di sacchi di banconote nel centro commerciale cinese di Padova.

È lo stesso “sportello” di Corso Stati Uniti, dove una donna cinese offre ad un commercialista veneto l’opportunità di riciclare l’evasione fiscale dei suoi clienti imprenditori. Altri 60 milioni di euro.

A tre anni di distanza, il sistema resta incardinato al Centro Ingrosso Cina. Un 38enne cinese di Vigonovo lavora a Padova, ma il commercio è tutt’altro che legale. Grazie alle “cartiere” di Roma e Brescia si sviluppa un carosello di fatturazioni indispensabili a mascherare il flusso di denaro in nero di 25 società, fra cui alcune con sede in Veneto. Bonifici verso Cina, Slovenia, Belgio, Germania fino alla restituzione delle somme con il 10% di commissione ai cinesi.

China Underground Bank

Fine estate 2025, la Procura della Repubblica di Verona porta definitivamente alla luce China Underground Bank con il sequestro di 250 mila euro che permette di stimare illecite transazioni per oltre 16 milioni di euro nell’arco di soli due anni. Per la raccolta dei soldi ci si serviva di un adolescente che girava con lo zainetto pieno di banconote.

La banca segreta cinese opera con “filiali” a Roma, Firenze, Padova, Prato, Napoli e Reggio Calabria. Movimenta  miliardi verso Pechino con i suoi servizi garantiti ai clienti cinesi, ma soprattutto italiani. Secondo inquirenti e finanzieri, si tratta di un vero e proprio istituto di credito parallelo e occulto. Soldi delle rimesse cinesi in madrepatria, ma anche riciclaggio del narcotraffico di camorra e ‘ndrangheta oppure “lavanderia” dei bilanci in nero delle imprese del Nord Est.

L’ultima frontiera di China Underground Bank sarebbe il salvataggio dei patrimoni degli oligarchi russi insieme alle truffe milionarie del Superbonus edilizio in Italia.

“Denaro volante” in contanti e bitcoin dell’economia occulta.

Chi opera agli “sportelli” clandestini dei cinesi incassa, registra l’operazione e promuove la compensazione con un agente all’estero, che eroga il controvalore al beneficiario designato, senza mai dover fare i conti con barriere, controlli, burocrazia del sistema finanziario internazionale. L’ambiente perfetto per nutrire il riciclaggio, le frodi fiscali e l’evasione contributiva come da “locomotiva veneta” dell’ultimo Novecento.

L’ombra delle Triadi

E così s’intravvede perfino l’ombra delle Triadi. Gli episodi sono inquietanti nella scia di sangue recente.

Tre giovani cinesi morti carbonizzati nel magazzino di un negozio a Milano. Un anno fa il tentato omicidio di un imprenditore cinese di 42 anni. A febbraio scorso un giovane cinese bersaglio della sparatoria a Rogoredo.

Un anno fa, a Roma in via via Prenestina 62 al Pigneto un killer armato di calibro 9 fredda sull’uscio di casa Zhang Dayong, 53 anni, e la moglie Gong Xiaoqing, 38 anni. Spara alla testa, perché è un’esecuzione: lui era coinvolto nella “guerra delle grucce” esplosa a Prato fra laboratori di abbigliamento e magazzini logistici.

E il 7 aprile 2025 proprio a Padova era stato arrestato Nengyin Fang, 36 anni, ex soldato della Repubblica Popolare. L’ultimo latitante dei membri del “commando fujanese”: cinque erano già finiti in manette fra Sicilia e Calabria. Il 6 luglio 2024 all’interno del locale Number One di Prato avevano cercato di uccidere l’imprenditore pregiudicato Chang Meng Zhang, che poi ha scelto di collaborare con la magistratura toscana.

E l’incubo Fentanyl

L’analgesico stupefacente è da tempo il business sull’asse Cina-Messico.

Shanghai, la provincia di Hubei, il porto di Hong Kong: da qui partono i precursori chimici indispensabili a “cucinare” il Fentanyl. Destinazione Messico, dove i cartelli di Sinaloa e Jalisco Nueva Generación hanno i loro laboratori clandestini. Le pillole sono poi contrabbandante negli USA.

In alternativa, ora si segnalano anche le banchine di Vancouver con i carichi di Fenanyl opportunamente schermati che salpano da Mazatlán, in Messico.

Il Veneto è tutt’altro che immune dall’incubo della “nuova eroina” che già nel 2017 rappresentava il 57% delle morti per overdose a New York e negli ultimi anni miete circa 100 mila vittime negli USA. Solo a Vancouver è un’epidemia con una media di sette morti al giorno.

«Abbiamo riscontrato il Fentanyl in una ventina di casi, abbinato a una dipendenza preesistente e al poliabuso di altre sostanze stupefacenti» afferma Eva D’Incecco, direttrice del Serd dell’Usl di Marca.

Allarme per altro lanciato in anticipo da Fabio Lugoboni, direttore del Servizio di Medicina delle Dipendenze dell’ospedale di Verona: «È solo questione di tempo perché le organizzazioni criminali pianifichino la distribuzione del Fentanyl anche in Italia…».

Del resto, la Corte dei Conti aveva avviato a febbraio dell’anno scorso una verifica sulle ricette mediche nel Veneziano, con accertamenti che erano stati sollecitati dalla segnalazione esplicita dell’Usl Serenissima.

Senza prescrizione, direttamente on line, si può perfino andare oltre: nitazeni, gli oppioidi di sintesi talmente potenti da non aver mai ottenuto il via libera come terapia medica del dolore.

Sei mesi fa è morto di overdose un giovane di Brunico.

Foto di Eric Prouzet su Unsplash

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