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Padova, l’eccellenza nel ciclo del cemento

di Ernesto Milanesi

Con quasi 300 agenzie immobiliari (di cui la metà nel centro storico), Padova si conferma… eccellente nel “commercio del mattone”.

Imprese piccole e grandi, fornitori non solo di materie prime, progettisti “abilitati”, banche per i mutui, notai con i rogiti: è l’economia tradizionale che gira intorno al “ciclo del cemento”. Con l’Università che continua a rappresentare il primo operatore immobiliare, fra cantieri dei nuovi insediamenti e mercato degli affitti propri o differiti (di recente con i progetti degli studentati privati che abbiamo approfondito qui).

Poi c’è l’evoluzione del settore, che negli ultimi lustri alimenta la speculazione squisitamente finanziaria in perfetta sintonia con l’estrazione di rendite a danno del governo del territorio.

Il precedente esemplare

Nel 2014 il ministro Pier Carlo Padoan decreta lo scioglimento di Est Capital, la società di gestione del risparmio con sede in via Leoni 7.

Era nata il 16 luglio 2003, davanti al notaio Nicola Cassano, per opera di Gianfranco Mossetto e Amedeo Levorato. Arriverà ad avere 1,2 miliardi in portafoglio attraverso 18 fondi di investimento, immobiliari e non, con centinaia di clienti “qualificati”.

Ma già nel 2011 e 2012 i bilanci di Est Capital Sgr si erano chiusi con passivi preoccupanti: rispettivamente 16,5 e 11,5 milioni di euro in rosso.

Si procede con il commissariamento e infine con la liquidazione, affidata allo studio di commercialisti Cortellazzo & Soatto (con l’avvocato Giovanni Tagliavini incaricato della ristrutturazione del debito).

Una vicenda esemplare, che regala anche un link a beneficio della recente attualità perfino giudiziaria.

Nello “spacchettamento” del patrimonio di Est Capital si registrò una sorta di staffetta fra Sgr. Il Fondo Real Venice I viene acquistato da Hines Italia Sgr che si ritrova così a gestire due storici hotel del Lido (Des Bains ed Excelsior), il Marconi building, il piano di sviluppo a Malamocco e cinque immobili nel centro storico di Venezia.

«È partito l’aumento di capitale di 5 milioni sottoscritto dagli investitori, fra cui Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo» annunciava all’epoca Manfredi Catella, che contava di attirare un centinaio di milioni nelle operazioni immobiliari veneziane della sua Hines.

Il quarantenne Catella (che risulta anche iscritto all’Ordine dei Giornalisti…) era un “allievo” di Salvatore Ligresti e un fan dichiarato di Matteo Renzi. Ma soprattutto la sua Hines nell’autunno 2014 compare nei LuxLeaks pubblicati dall’International Consortium of Investigative Journalists.

Catella era citato per l’utilizzo delle filiali in Lussemburgo così da poter abbattere drasticamente il carico fiscale sugli utili prodotti in Italia. Formalmente, operazioni concesse dalla normativa introdotta dal premier del Granducato e futuro presidente della Commissione europea,  Jean-Claude Juncker.

Catella tornerà sotto i riflettori a Milano con l’inchiesta della Procura sull’incontrollata espansione urbanistica della metropoli.

Arresti domiciliari fino alla sentenza della Cassazione (dicembre 2025) che nega l’esistenza di «indizi di un patto corruttivo» fra l’amministratore-fondatore di Coima Sgr e gli esponenti del Comune di Milano.

La logistica “invisibile”

È la dittatura delle merci: la logistica mondiale ha registrato un fatturato di 3.931 miliardi di dollari (dati consolidati 2024). Le previsioni sostengono che si arriverà a 5,9 miliardi entro il 2030.

L’Europa detiene il 20% del mercato, mentre in Italia – secondo l’Osservatorio Contract Logistics Gino Marchet del Politecnico di Milano –  il settore del trasporto merci e della logistica vale 117,8 miliardi di euro.

In Veneto operano più di 4.000 imprese con circa 60 mila addetti. Soltanto nella distribuzione alimentare, la filiera Dop Economy si traduce in 4,85 miliardi di euro.

Ma il business delle merci fa il paio con quello immobiliare. Nel quarto trimestre 2025 il settore logistica ha registrato in Italia investimenti per poco meno di un miliardo. E nell’arco dell’anno ha raggiunto i 2,2 miliardi, con un incremento del 31% rispetto al 2024.

Capannoni attrezzati e insediamenti funzionali ai magazzini logistici sono ormai una rendita di posizione per la finanza a caccia di profitti. Spazi “assorbiti” a ritmo di record: 2,5 milioni di metri quadri soltanto nell’ultimo trimestre dello scorso anno. Dal 2019 l’immobiliare nella logistica registra costantemente un take up di almeno 2 milioni di metri quadri all’anno.

Insomma, il tasso di occupazione sfiora il 100%, con affitti che variano dai 50 euro a metro quadro all’anno fino ai 1.500 euro al mese nelle nuove strutture. Di qui la richiesta per nuovi insediamenti che anche in Veneto rappresenta lo “sviluppo economico” dettato dalla rendita immobiliare…

Il futuro spianato

È solo la punta dell’iceberg il “super polo” di Alì che la famiglia Canella conta di realizzare in via Svezia, fra le ultime carte bollate e i buoni uffici della giunta di palazzo Moroni.

Intanto la Provincia (presieduta da Sergio Giordani) ha già varato un’operazione da 3,8 milioni di euro, grazie al contributo di un milione e 860 mila euro dai fondi europei FESR1. Si tratta del “nuovo polo logistico avanzato” per la Protezione Civile nell’area di via Cave a ridosso dell’ospedale ai Colli. Previsti 1.700 metri quadrati di spazi più gli uffici su due piani con altri 200 metri quadri ciascuno.

A Mestrino si progetta un altro maxi-insediamento da 80 mila metri quadrati che comporterebbe il via vai di 300 automezzi al giorno.

Poi spicca “Bluegate”, la Zona Logistica Semplificata che la Regione ha tracciato fra Venezia, Rovigo e Chioggia per connettere i porti con lo stoccaggio e la distribuzione. Non un banale hub logistico, visto che vanta 20 progetti  autorizzati più 12 in cantiere per un investimento da 600 milioni di euro.

Progetti e cantieri dell’immobiliare logistica un po’ ovunque: dal P3 Logistic Parks di Cittadella al polo di CRG Shipping a Caselle d’Altivole (Treviso), dalla rigenerazione di Veneto City a Dolo agli investimenti nel Quadrante Europa per l’intermodalità di Verona.

In copertina: foto di Eran Menashri su Unsplash

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