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Università in Veneto: un patrimonio di 760 milioni di euro tra Padova, Verona e Venezia

In copertina: Ca' Giustinian dei Vescovi, sede del rettorato dell'università Ca' Foscari Venezia. Image by Irén Nemess from Pixabay

di Ernesto Milanesi

“Univeneto” con circa 120 mila studenti iscritti conta su un patrimonio netto non vincolato di circa 760 milioni di euro. Immobili (e non solo) di proprietà degli Atenei di Padova, Verona, Ca’ Foscari e Iuav.

Per rendere l’idea, le quattro Università insieme sono in grado di competere con i venti miliardari del Veneto stimati da Forbes. A quota 700 milioni, o più, di patrimonio si assestano soltanto Sergio Stevanato e famiglia, Benetton, gli eredi Del Vecchio e la famiglia Marzotto…

In dettaglio, il patrimonio netto consolidato del Bo’ supera i 440 milioni di euro (vedi l’analisi delle proprietà immobiliari e degli affitti), mentre quello di Ca’ Foscari ammonta a 179 milioni. Nettamente inferiori quelli di Verona (dati non recenti indicano circa 80 milioni) e Iuav con 67 milioni.

Ca’ Foscari, storia consolidata

Un patrimonio radicato nella storia, a partire dall’allora Regno d’Italia. Proprietà prestigiose che si sono estese anche in terraferma: Ca’ Giustinian dei Vescovi, Ca’ Dolfin, Ca’ Cappello, San Sebastiano, San Tomà, Santa Marta, l’auditorium di Santa Margherita, Ca’ della Zorza, Ca’ Bembo, palazzo Cosulich, l’aula Rimoldi, palazzo Moro, il complesso Malcanton-Marcorà e l’archivio a Mestre.

Ca’ Foscari utilizza poi in uso gratuito Celestia a Castello e San Giobbe a Cannaregio, mentre nel polo didattico a San Basilio conta sugli spazi consegnati nel 2018 dal Porto di Venezia. E l’anno scorso il Comune ha offerto all’Ateneo la caserma Pepe Bellemo al Lido.

Comunque, l’Università veneziana paga anche affitti per 1,25 milioni di euro: si tratta delle aule a San Trovaso, del laboratorio di archeologia e altri uffici al Vega, di spazi all’interno del polo di San Basilio, della sede di Treviso in Riviera Santa Margherita e di palazzo Marconi.

Architettura “esclusiva”

Appartengono in proprietà esclusiva allo IUAV gli spazi nel sestiere di Santa Croce: ex convento dei Tolentini, campo della Luna, casetta Palma, palazzo Tron. Si aggiungono palazzo Badoer a San Polo e l’ex cotonificio a Dorsoduro.

Attraverso la Regione sono stati, invece, affidate all’ESU lo studentato Ragusei e l’ostello alla Giudecca.

Risultano anche accatastati a Mestre in via Torino proprietà di superficie per 99 anni (di cui una in comune con Ca’ Foscari), mentre i due fabbricati a Banchina di Ciò sono del Demanio marittimo e l’ex convento Terese a Dorsoduro è in uso ma appartiene al Comune di Venezia.

UniVerona beneficia…

A bilancio l’Ateneo scaligero elenca 14 proprietà, che in sostanza coincidono con il polo di Biologia e Ca’ Vignai più palazzo ex Gavazzi e due ville in via della Pieve.

Prima sede staccata del Bo’, Verona ha ottenuto lo statuto di università statale nel 1982. Di qui le consistenti concessioni del Demanio: chiostro San Francesco con emeroteca e biblioteca, il polo umanistico e il polo Zanotto con la mensa di Veronetta.

Il Comune di Verona, poi, assicura altre concessioni delle sue proprietà: la rampa del palazzo ex Economia, palazzo Zorzo e palazzo ex Zitelle, palazzetto Gavagnin con la pista d’atletica, l’edificio di via Casorati, la caserma Santa Marta, il silos di Ponente.

UniVr beneficia anche della prima integrazione con il servizio sanitario del Veneto: ormai da un quarto di secolo la Regione ha “fuso” Università e Azienda ospedaliera. Così l’Ateneo ha ottenuto in comodato d’uso la piastra odontoiatrica e la comproprietà al 50% del laghetto Squarà. E a Vicenza, sempre in comodato gratuito, l’Ateneo utilizza il polo didattico di viale Margherita.

Le città “ridisegnate” dagli Atenei

A Padova, l’urbanistica è quasi monopolizzata dalle scelte strategiche del Bo’: il piano 2025-27 prevede investimenti sul fronte edilizio di 12 milioni con l’acquisizione e ristrutturazione del complesso Sant’Angela Merici a beneficio dell’area medica.

Ma fin dal 17 dicembre 2024 nella seduta del CdA dell’Ateneo il prorettore all’edilizia Carlo Pellegrino ha certificato interventi e spese: l’Hub di Ingegneria con 3.000 posti è costato 29,5 milioni; il progetto “Piave Futura” comporterà la trasformazione dell’ex caserma in polo Scienze Economiche, Politiche e Sociali (90 milioni); la ristrutturazione dell’ex Collegio Morgagni vale altri 9 milioni; quella dell’ex convento in via del Padovanino 12,5 milioni; nell’ex Collegio Ederle lavori per 10 milioni; l’ex albergo Storione servirà infine a trasferire uffici e servizi sparsi nel centro cittadino.

Meno roboante la pianificazione edilizia dell’Università di Verona. Spiccano gli interventi nel nuovo edificio Biologico 3 (4,2 milioni) e la manutenzione straordinaria per altri 2,1 milioni in un piano triennale che ammonta a complessivi 25,5 milioni di euro.

Una somma analoga (22,1 milioni) è stata incassata dall’Istituto universitario Architettura di Venezia grazie al PNRR. Di qui il “Masterplan e Visione Strategica (2023-2027)” che prevede l’istituzione del centro superiore Comprensione Anticipazione Ricerca progettuale applicata intitolato a Scarpa (finanziamento da 9,350 milioni) e il restauro nell’ex convento Terese (6,6 milioni).

Infine Ca’ Foscari che ha messo in cantiere la trasformazione dell’ex caserma Pepe Bellemo al Lido in uno studentato con 210 posti letto (32 milioni), i lavori nell’edificio polifunzionale di via Torino a Mestre (7,8 milioni) e il nuovo campus a Treviso (5,4 milioni). L’intervento a palazzo Ca’ Badoer con nuove aule e laboratori sarà invece curato direttamente dall’ESU.

La radiografia delle “fabbriche”

Le statistiche ufficiali del Ministero (dati 2024) permettono di “radiografare” la consistenza delle Università in Veneto. Dal punto di vista occupazionale, rappresentano, di fatto, “fabbriche” post-moderne che riproducono anche la differenza di genere, come il profilo delle nuove generazioni.

I docenti dei quattro Atenei sono 3.402, di cui 1.298 donne: professori ordinari 1.139 (solo 322 donne); professori associati 2.080 (con appena 878 donne); ricercatori a tempo indeterminato 183 (con 98 donne). Bisogna aggiungere i professori a contratto (2.779 di cui 1.166 donne) e gli assegnisti di ricerca (2.478 con 1.265 donne).

Il personale in Veneto arriva a 4.728 unità (3.168 donne) per lo più tecnici amministrativi (settore in cui le donne superano il 50% dell’organico…), i dirigenti sono 31 (11 donne) e nelle biblioteche lavorano in 234 (189 donne).

Studenti: prima dell’atteso calo demografico sono 122.866, con 22.747 immatricolati e 27.359 laureati. Iscritti alle diverse Scuole di specializzazione altri 4.985 con 1.050 che hanno completato il ciclo di studi previsto. Ai Master di primo e secondo livello risultano in 3.707 con 3.558 capaci di ottenere il titolo finale. Per quanto riguarda i Dottorati di ricerca si tratta di 3.229 persone, di cui 1.226 nuovi ingressi.

Gli studenti esonerati dal pagamento delle tasse universitarie in Veneto sono 35.704, ma con il 29% totalmente in accesso gratuito agli studi. Infine, gli universitari veneti “in uscita” internazionale sono 4.964 con 3.454 stranieri che fruiscono degli accordi di scambio internazionale fra Atenei.

In copertina: Ca’ Giustinian dei Vescovi, sede del rettorato dell’università Ca’ Foscari Venezia. Image by Irén Nemess from Pixabay

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