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Padova, quanto cemento nel Piano Interventi? Intervista all’assessore Ragona

Andrea Ragona è assessore all’urbanistica e alla mobilità del Comune di Padova in quota Coalizione Civica. Ha sostituito poco più di un anno fa in queste deleghe amministrative Arturo Lorenzoni, già candidato sindaco di Coalizione Civica e lista Lorenzoni Sindaco alle primarie del centrosinistra, poi vicesindaco e ora consigliere regionale. Ragona è stato a lungo presidente di Legambiente Padova. L’abbiamo intervistato sul tema del Piano urbanistico degli Interventi in via di approvazione e sui rischi che questo produca un ulteriore cementificazione della città come da noi denunciato in questo articolo pubblicato il 4 aprile.

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Entriamo subito nel cuore della vicenda: nel documento del Sindaco che fa da base alla redazione del Piano degli Interventi leggiamo che si “intende ridurre progressivamente la trasformazione del suolo agricolo stabilendo una soglia compresa tra il 15 e il 20% per ogni quinquennio (…) sul totale stabilito”. Il totale stabilito e di 262 ettari (da consumarsi entro il 2050). Con il limite stabilito non solo risulta possibile confermare tutte le previsioni edificatorie già contenute nel Piano degli Interventi vigente, ma sarebbe possibile ulteriormente incrementarle in misura consistente. Gli ambientalisti chiedono di eliminare questo riferimento, cosa succederà?

In realtà la cosa l’ho spiegata più volte anche in Commissione, anche in Consiglio comunale, la tendenza è di stare verso lo zero. E poi attenzione, forse si poteva specificare meglio, ma non è la quota tra il 15-20%, quella è la soglia.

Cioè il 15-20% è il massimo?

Esatto.

Sì, però al 15-20% si può arrivare.

Allora, no, nel senso che non è quella l’intenzione… anche la citazione del progressivo, quello non è il documento del sindaco, quella è la Legge regionale.

No, ho citato il Documento del Sindaco.

Ma è la Legge regionale che dice: “i nuovi Piani degli Interventi devono ridurre progressivamente il consumo di suolo”.

Sì, ma non ti dice che tu puoi utilizzare il 15-20% per ogni quinquennio.

No, ti dice che tu potresti utilizzare il 100%.

Ma anche lo 0 per cento.

Che è quello che abbiamo intenzione di fare.

Ma non avete scritto che utilizzerete lo 0%, c’è scritto che utilizzerete il 15-20%.

No, quella è la soglia, tra lo 0 e il 15-20%.

Dato che si tratta di un documento ufficiale, se l’intenzione è 0 perché non scrivere 0?

Ma perché in realtà tutto il documento del sindaco dice quello, estrapoliamo una frase su un documento che è costruito tutto sui corridoi verdi, blu, riforestazione, rinaturalizzazione del suolo… Avremmo anche potuto non metterlo e le cose non sarebbero cambiate e ci saremmo presi meno polemiche, ma in realtà è il primo limite che viene messo, come dire prima ancora di giocare io inizio a porre dei limiti. Alti? Sì, alti, ma prima non c’erano dei limiti…

I limiti li avete posti perché ora c’è una legge regionale…

E perché è il nostro obiettivo.

Sì, ma il vostro obiettivo tradotto in numeri non dà come risultato una limitazione al consumo di suolo, ma un aumento. Sarà solo un passaggio, ma è l’unico in cui si concretizza.

Tu dici che è un documento ufficiale il documento del Sindaco, però in consiglio comunale, che è anche un luogo ufficiale, abbiamo deciso delle altre cose.

E cioè?

Che la tendenza è di andare verso lo 0.

E quindi nel Piano degli Interventi verranno stabilite delle altre soglie?

Certamente. E la soglia può essere anche 0.

Lo vota la Giunta?

Lo vota il Consiglio comunale.

Ma se il Sindaco ha scritto così, immagino che non abbia scritto a caso, forse lui ha degli altri obiettivi.

No, semplicemente si è data troppa enfasi al dimensionamento. Il dimensionamento non è una fase che avviene adesso, il dimensionamento avverrà più avanti anche tramite bandi pubblici e quella è semplicemente una divisione matematica su cui non abbiamo nemmeno pensato troppo. L’intenzione è dire: intanto iniziamo a porre il tema limite. Senza neanche andare a fare i conti, poteva anche non esserci quel passaggio.

Sì, sarebbe stato meglio che non ci fosse stato, si può cambiare?

È il documento del Sindaco, è già stato presentato.

E tu dici che verrà cambiato il limite, questo è il tuo obiettivo.

Il mio obiettivo è tendere verso lo 0, con eccezioni che possono essere dettate da esigenze pubbliche.

Il tuo obbiettivo è condiviso all’interno della Giunta?

Il mio obiettivo è condiviso.

Nel giro di una settimana apprendiamo che il Sindaco affida uno studio per il raddoppio della Statale del Santo e manifesta un forte interesse per il rinnovato progetto del Grande Raccordo Anulare. questi i progetti per il futuro della città?

Il Gra a me pare, non ho visto il nuovo studio se non appreso dalla stampa, mi pare un’opera faraonica, ne ho discusso la prima volta che ho visto il sindaco, e che rischi di non rispondere alle esigenze del territorio, anche perché banalmente quando sarà realizzato saranno passati decenni. Di per sé un’opera che mi pare sovradimensionata per le attuali necessità, tra 10-15 anni la mobilità sarà altra e le connessioni diminuiranno anche a causa delle tecnologie.

Quali sono le cose da portare in dote alla città per il giugno dell’anno prossimo, per cosa si potrà qualificare questa amministrazione tra qui e la fine della legislatura?

Abbiamo chiesto un finanziamento per un’altra linea che fa parte del progetto Smart, che vuole dire che noi fra 5 anni potremmo avere 33 chilometri di tram a fronte dei 10 attuali. L’obiettivo è quello di triplicare le linee attuali, un fatto che stravolgerà la mobilità della città. Parliamo di milioni di auto all’anno levate dalle strade.

Tornando al Piano degli Interventi, avete immaginato un percorso partecipativo?

Sì, tra maggio e giugno. Ci stiamo lavorando, abbiamo iniziato a coinvolgere le Consulte che sono una parte del percorso. Abbiamo già fatto degli incontri riguardo il documento del Sindaco, tra cui con le forze economiche, con gli Ordini professionali, con i sindaci, con le istituzioni cittadine, poi abbiamo invitato l’invio di contributi sul documento del sindaco.

I contributi che arrivano sono un processo unidirezionale, ma un processo di discussione vera è in programma?

Ci saranno degli incontri di partecipazione vera e propria. Il Covid non ci sta aiutando in questo processo, purtroppo, e i tempi sono stretti. In passato sono stati fatti programmi di partecipazione di due anni, questa volta il tempo non c’è.

Sulla questione dei cunei verdi e dei corridoi ecologici, in alcuni casi sarebbe opportuno prevedere degli strumenti urbanistici ad hoc. Ad esempio penso al parco del Basso Isonzo: in quel caso c’è un’idea di perimetrazione a parco dell’area?

Dipende da cosa vuol dire.

Come la variante fatta nel ’98 che stabiliva il parco del Basso Isonzo.

Distinguiamo: c’è una parte comunale che è già un parco agricolo, c’è la parte ex Ira e ora di Aspiag, su cui c’è una convenzione urbanistica e su cui c’è l’intenzione di trovare una soluzione. Tutto il resto secondo me è un’area a destinazione agricola, ma io non posso perimetrare un privato e metterlo nel parco, posso dare una destinazione agricola. La destinazione agricola la puoi mettere e la puoi lasciare, ma se ti metto il parco ti devo espropriare e con l’attuale legislazione di fatto non è possibile.

L’impressione generale che non sia facilissimo attuare la “transizione ecologica”, come oggi si usa dire, che Coalizione Civica ha promesso nell’amministrazione. Quali sono gli ostacoli?

Ricordiamoci che viviamo in una regione che non ha obiettivi ecologici. Purtroppo abbiamo bisogno di un cambio culturale per cui ci vorrà qualche anno. Per esempio il Gra è un’opera regionale. Secondo me questo cambio inizia ad esserci, ma necessita di qualche anno per vedersi. Questa amministrazione sta cercando di fermare la lottizzazione al parco Iris, in passato si stava andando avanti.

Questo è vero, e ne va dato atto. Sull’area dell’ex caserma Prandina però sembra impossibile arrivare ad una soluzione semplicemente di buon senso.

È vero che dentro l’amministrazione ci sono persone che la vedono diversamente, però sottolinerei il fatto che si realizzi il parco delle mura e comunque che non si realizzino silos o strutture rigide per il parcheggio. Cinque anni fa l’idea era quella di fare un grande parcheggio con silos, invece io vorrei portare avanti il parco delle mura. Fosse per me, ho delle idee, ma sono in un’amministrazione che ha diverse idee.

Vieni da una militanza ambientalista e ora siedi nella stanza dei bottoni: da quella posizione ti sei fatto un’idea chi sono i poteri forti di questa città? Chi decide?

La città è complessa, è un equilibrio di forze che portano avanti le loro priorità legittime. Però, torno alla questione regionale, anche per quanto riguarda l’urbanistica, se le leggi regionali vanno in deroga al piano degli interventi, fanno i Piani attuativi in deroga al piano degli interventi, fanno tutto in deroga al consumo di suolo e poi ci focalizziamo tanto su quel 15-20% …sembra quasi che sia il Comune che vuole costruire di più, ma la legge sul consumo di suolo deroga il consolidato, deroga su tutto… C’è il Piano Casa, ci sono tanti altri strumenti… secondo me la battaglia sarebbe dire che anche le altre cose fanno consumo di suolo.

Chi non lo dice?

Mi pare che l’unico interesse sia quello di rivedere il limite, che rischia di diventare l’unico obiettivo.

Se mi rivolgo a te chiedo le cose che puoi decidere tu, è inutile che chieda a te di rivedere la legge regionale…

Si, va bene, ma il limite me lo ha dato la Regione.

Ma il 15-20% di quel limite in cinque anni è la potestà vostra, e quello lo scrivete voi.

Sì, ma io ci metto anche altre cose. Sto togliendo, nel Piano degli Interventi, molte opere che erano previste, strade e altro. E anche le strade sono consumo suolo. Stiamo limitando l’apertura dei nuovi supermercati. E comunque anche sulla soglia io voglio andare verso lo zero, poi lo vota il consiglio comunale.

Possiamo chiedere alla Regione di rivedere il limite visto che contraddice lo spirito della legge?

Può essere, sì, è una possibilità. Quel limite va rivisto, sono convinto che sia troppo, dobbiamo vedere se riusciamo a rivederlo. Che sia troppo ne sono convinto.

Il provvedimento sui supermercati di cui hai accennato sarà previsto nel Piano degli Interventi?

Stiamo studiando dei modi, non è facile. L’obiettivo è quello di rendere più difficili le nuove costruzioni di supermercati, vietarle è impossibile, non possiamo. Crediamo comunque che ce ne siano troppi.

Raccontami due elementi qualificativi del Piano degli Interventi a cui state lavorando.

Mi piacerebbe innescare un meccanismo di rigenerazione della città. Quando io dico che cerchiamo di tendere a zero è perché se ci sarà qualcosa di nuovo dovrà essere legato a degli elementi di rigenerazione urbana. Che vuol dire due cose: o hai bisogno di un intervento pubblico come la scuola o l’impianto sportivo, ma non come avveniva in passato, “tu costruisci e quindi mi dai l’area” che era la logica contraria. Noi ribaltiamo la logica: “puoi costruire, se io ho bisogno di qualcosa”. E lo facciamo con lo strumento del bando: “io dico che voglio fare il parco delle mura, i corridoi verdi ecc… e quindi vediamo che tipo di offerte ci sono, premiando quelle che vanno nella direzione del mio progetto. Ma posso anche decidere di non accettarne nessuna”. E poi c’è il tema dei crediti edilizi: esistono un sacco di edifici incongrui, lungo le ferrovie o lungo le tangenziali, edifici che non dovrebbero stare lì. Il credito edilizio potrebbe essere uno strumento per cui li abbatti, naturalizzi il suolo e io ti do cubatura da un’altra parte. In realtà quando funzionerà bene sarà un tema di qualità della vita, ci sono famiglie che abitano in questi luoghi, condannate a vivere lì con case che hanno un valore nullo. Oggi è il suolo che ti dà cubatura, c’è un indice di metri cubi su metro quadro: noi vorremmo arrivare a un punto in cui è solo la vecchia cubatura che ti dà cubatura. Ci vorrà tempo, sarà necessario un cambio culturale ma la tendenza è quella.

Intervista a cura della redazione di Lies. Foto: Andrea Ragona, da www.coalizionecivicapadova.it.

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