di Ernesto Milanesi
La “cartella clinica” della sanità veneta. In dettaglio, lungo 591 pagine infarcite di grafici, tabelle e statistiche. È la Relazione Socio Sanitaria 2025: pubblica e attingibile anche nel web.
La contabilità economica
Il patrimonio del Servizio Sanitario Regionale alla fine del 2024 ammontava a 3 miliardi e 42 milioni di euro, grazie soprattutto agli edifici ospedalieri con gli impianti e le attrezzature sanitarie.
E i conti della Regione si erano chiusi con un attivo di 5 milioni, tuttavia i bilanci consolidati (esclusa Azienda Zero) registravano un deficit di 442 milioni rispetto ai 465 del 2023. «Le Aziende Ulss 2 Marca Trevigiana, Ulss 4 Veneto Orientale, Ulss 7 Pedemontana, Ulss 9 Scaligera e lo IOV hanno chiuso il bilancio 2024 con un risultato di esercizio positivo. Tutte le restanti Aziende Ulss (1 Dolomiti, 3 Serenissima, 5 Polesana, 6 Euganea, 8 Berica), l’Ao Padova e l’Aoui di Verona in perdita».
L’esercizio finanziario 2024 ha comportato per la Regione 15 miliardi 168,6 milioni di euro. La crescita è costante: 12 miliardi nel 2019, 12,5 miliardi nel 2020, 13,2 miliardi nel 2021, 14,4 miliardi nel 2022, 14.3 miliardi nel 2023.
In Veneto la spesa sanitaria privata ammontava a 4,11 miliardi di euro nel 2023, cioè il 7,3% in più che risulta superiore rispetto all’aumento nazionale del 7%. Il costo pro capite è di 847 euro per abitante, mentre la media italiana non supera i 730 euro.
Speranza di vita e nascite
Nel 2024 la speranza di vita alla nascita in Veneto era pari a 82,2 anni per i maschi e a 86,3 anni per le femmine. Un dato statistico che si rivela superiore di 9 mesi rispetto all’Italia. E in particolare si tratta di una “spia” che segnala come questi valori siano migliori di quelli del 2019, l’anno in cui la speranza di vita fu maggiore dell’intera seria storica a partire dal 1992.
La Relazione certifica anche la demografia: «Nel 2023, in Veneto, si sono registrati 29.936 parti per un totale di 30.386 nati (l’1,5% dei parti è gemellare), 2.747 aborti spontanei e 4.267 interruzioni volontarie di gravidanza. Persiste la riduzione del numero dei parti da donne straniere, che dal 2009 al 2023 sono passati da 12.682 a 8.142».
Spicca però un fenomeno consolidato. Le madri hanno mediamente 32,5 anni e il 38,8% delle donne sono alla loro prima gravidanza. Addirittura il 53,6% delle donne italiane che hanno partorito nel 2023 è primipara rispetto al 36,2% delle straniere. Di più, perché i numeri segnalano come sia più che raddoppiata la quota di parti oltre i 40 anni (dal 3,5% dei parti nel 2002 all’8,6% nel 2023).
Alcol e giovani generazioni
Il bicchiere sembra restare più che pieno. «Secondo il sistema di sorveglianza PASSI, nel 2024 il 26,8% degli intervistati può essere definito un bevitore a maggior rischio, rientrando almeno in una delle seguenti categorie: consumo di alcol fuori pasto e/o consumo abituale elevato e/o consumatore binge». È il termine che indica una sorta di abbuffata alcolica: almeno una volta nel mese 4 o più unità alcoliche. Il problema vero sono ancora le nuove generazioni a cavallo della maggiore età.
«Secondo l’indagine HBSC, in Veneto i 15enni che nel 2022 dichiarano di aver avuto un consumo di alcol binge almeno una volta negli ultimi 12 mesi sono in riduzione rispetto al 2018, passando dal 46% al 35%. Circa un quinto dichiara di essersi ubriacato almeno due volte nella vita. Tra gli intervistati di 17 anni il dato sale a circa il 40%».
Emergenza Alzheimer e neurodegenerazione
Cambiano le diagnosi nei decessi. Una ventina d’anni fa oltre il 60% era causato da tumori e patologie circolatorie. Nel biennio 2023-24, invece, «è aumentata la percentuale attribuita a malattie neurodegenerative ed infettive: Alzheimer, demenza senile o non specificata, Parkinson, ed altre patologie che nella classificazione internazionale delle malattie-decima revisione (ICD-10) ricadono nei capitoli delle malattie neurologiche e psichiatriche».
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La Relazione segnala, inoltre, come l’ictus sia ormai una malattia ad alta frequenza e insieme di grande impatto sulle persone, ma anche sulle famiglie. «Nel 2024 sono stati registrati 8.045 eventi ospedalizzati tra i residenti in Veneto, con un tasso standardizzato pari a 127 per 100 mila. I dati sono leggermente sottostimati, perché va aggiunta la quota di residenti ricoverati fuori Veneto Nel biennio 2023-2024, le Aziende ULSS con il tasso di eventi cerebrovascolari più elevato sono risultate il Veneto Orientale per i maschi e la Polesana per le donne».
Disabilità e anziani
L’ISTAT contabilizza in Veneto 1.186.632 anziani over 65 (659.293 donne e 527.339 uomini), di cui 251.566 non autosufficienti (21,2% degli over 65).
Nel 2023, il 3,8% dei veneti conviveva con una forma di disabilità più o meno grave: «72.000 vivono in famiglia con limitazioni gravi nelle attività quotidiane (1,96% della popolazione tra 0 e 64 anni), mentre nel 2021 gli ospiti adulti con disabilità o patologie psichiatriche nei presidi residenziali extraospedalieri erano 4.665. Gli alunni con disabilità nel 2022 erano 21.361 (3,6% del totale) e i beneficiari di pensioni per disabilità 259.158».
La Relazione aggiunge che oltre 48 mila persone sono entrate almeno un giorno nei servizi riservati agli anziani, mentre altri 10 mila hanno beneficiato delle offerte territoriali residenziali o semiresidenziali per disabili.
Gli Ospedali di comunità
Nel Padovano, sono otto: l’ospedale di Conselve (15 posti letto), l’ex ospedale di Montagnana (30), l’Ipab Cra di Cittadella (15), l’Ipab Bonora di Camposampiero (15), l’OIC di Padova (60), Villa Maria a Padova (16), l’ospedale di Camposampiero (12) e quello di Piove di Sacco (8).
«Nel 2024 in totale sono stati presi in carico 7.935 utenti in ODC (rispetto ai 7.067 del 2023); in particolare l’utenza è per il 55% composta da donne. Le Aziende ULSS che hanno registrato più presenze sono state la ULSS 9 Scaligera, 23% degli utenti totali, e la ULSS 6 Euganea con il 18%.
La degenza media è stata di 31 giorni. L’86% degli assistiti accolti in struttura nel 2024 proveniva dalle strutture ospedaliere e il 12% dal proprio domicilio. Il 39% degli utenti che sono stati dimessi nel 2024 sono rientrati principalmente a casa. La percentuale di deceduti in struttura è stata pari al 9,7%».
Il disagio con nuove patologie
Il Veneto alle prese con disturbi psichiatrici è riassunto così nella Relazione: «Nel 2024 sono stati trattati circa 62.000 pazienti, con una prevalenza di 150 persone/10.000 maggiorenni. Prevale il sesso femminile, mentre le fasce di età più numerose sono 55-64 anni e 45-54 anni.
I Trattamenti Sanitari Obbligatori rappresentano circa il 2% dei ricoveri. Attualmente i posti letto per la riabilitazione psichiatrica sono 289, di cui 69 per pazienti adolescenti e 69 per pazienti con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione».
Ma c’è anche l’altra faccia del disagio patologico. In Veneto ogni anno si registrano 800 casi di maltrattamento di bambini, mentre i residenti con meno di 15 anni vittime di maltrattamenti vari sono più di 3.500. E almeno un caso su tre di diagnosi riguarda la fascia 0-3 anni.
«Uno dei problemi in maggior espansione nell’ultimo decennio riguarda il Chemical Abuse, l’esposizione attiva o passiva del minore a sostanze illecite o farmaci non prescritti, evento legato al consumo di sostanze stupefacenti da parte di genitori o familiari. Negli ultimi anni si è arrivati a diagnosticare circa 1 nuovo caso ogni 7-10 giorni. Di questi, più del 75% avviene entro i 3 anni di vita ed ha effetti sul neurosviluppo e sullo sviluppo cognitivo».
Infine, l’ultima frontiera troppo sottovalutata: il disturbo da gioco d’azzardo (GAP). «Nella nostra Regione il giocato complessivo per la sola rete fisica si attesta sui 5 miliardi di euro. Questa dipendenza comportamentale ha conosciuto negli ultimi anni una crescita esponenziale, dovuta alla concomitanza di diversi fattori, quali la crisi economica, l’emergenza pandemica e l’enorme ampliamento dell’offerta d’azzardo».
In copertina: Foto di Mufid Majnun su Unsplash