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Diario di un walker a Venezia / 1 – Impressioni dalle Zattere

venezia zattere

Questo diario racconta – attraverso finestre etnografiche del progetto di ricerca “Tempi di vita, conciliazione e vita quotidiana dei lavoratori dei servizi digitalizzati, nello spartiacque della pandemia” – la quotidianità di un Walker, un fattorino di un’app di consegna a domicilio, a Venezia. Walker e non rider, perché la geografia della città non consente l’uso di mezzi di trasporto, se non le proprie gambe. Il progetto, coordinato da Francesco Della Puppa e Fabio Perocco del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, prevede la realizzazione di un’indagine etnografica svolta da Giorgio Pirina e mira ad analizzare, attraverso la prospettiva della vita quotidiana, i tempi della “conciliazione” e della riproduzione e l’uso del tempo dei lavoratori e delle lavoratrici occupati nei servizi digitalizzati.

Terminato il turno mattiniero come camminatore di una nota app per le consegne, lungo il tragitto per tornare a casa decido di fermarmi a riposare alle Zattere, uno dei posti più suggestivi di Venezia che si affaccia sul canale della Giudecca.

Sono circa le cinque del pomeriggio di un lunedì di gennaio e comincia a delinearsi il vespero, col sole che lentamente si nasconde dietro le silhouette neogotiche proiettate dall’isola della Giudecca. È una bellissima giornata invernale e, sebbene siano i giorni più freddi dell’anno – i giorni della merla – la temperatura è gradevole, quasi primaverile. Mentre sono seduto e gli odori della laguna pervadono l’aria sospinti da una leggera brezza marina, lentamente il celeste vivace del cielo lascia spazio alle più avvolgenti tonalità rossastre proprie dei tramonti invernali nelle giornate terse.

Lo spazio nel quale mi trovo e lo scorcio che si profila innanzi penso siano l’ambientazione che più risalta le unicità di Venezia, città-arcipelago ad un tempo lagunare, industriale e artistica. Le tonalità rossastre sono intramezzate dal passaggio di uno stormo di cormorani, i quali volteggiano disegnando ammalianti coreografie nel cielo. Sotto di loro, la calma dell’acqua è rotta dall’incessante passaggio di vaporetti e barche, con le briccole, lentamente consumate dallo sposalizio tra aria e acqua, che resistono al costante incedere delle onde.

A fare da sfondo vi sono le ciminiere del petrolchimico di Marghera, mentre in mezzo si presentano le isole della Giudecca e di Sacca Fisola, da dove si stagliano l’ex Molino Stucky – ora Hotel Hilton – e il palazzo Fortuny, luogo di produzione di tessuti. Volgendo lo sguardo più a destra, risalta Santa Marta, con il suo campus universitario e la sede dell’Università di architettura.

Guardando a sinistra sull’isola della Giudecca si presenta, invece, la chiesa del Santissimo Redentore, che ogni anno a luglio viene collegata all’isola madre dal ponte votivo. Alle mie spalle, infine, oltre le palazzine che ospitano case, alberghi e aule universitarie, si tesse la trama di calli, campi, ponti, canali e strutture architettoniche brulicanti di botteghe artigiane e fontanelle, che forma Venezia.

Lo scorcio che si mostra ad un camminatore che si riposa su una panchina di Zattere, perciò, racconta ai passanti in ascolto la storia millenaria di Venezia.

Giorgio Pirina

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