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Un Piano degli Interventi per una Padova della cura. Lettera aperta a Giordani e Boeri

Pubblichiamo una lettera aperta, che viene oggi divulgata alla stampa, rivolta al sindaco di Padova Sergio Giordani e all’architetto Stefano Boeri, incaricato della redazione del Piano degli Interventi della città di Padova. Il documento è frutto del primo dei laboratori di “Tutta nostra la città” promossi dallo spazio sociale padovano Catai e, secondo i promotori, intende aprire il dibattito e la mobilitazione su un provvedimento fondamentale per disegnare la città del futuro e fin’ora tenuto chiuso dentro i cassetti degli amministratori. Frutto della scrittura collettiva di architett*, professionist* e attivist* sociali, il documento da oggi può essere sottoscritto da tutti i cittadin*. In calce al testo sono indicati i primi firmatari. Per informazioni e per aderire scrivere a spaziocatai@gmail.com.
A questo link tutti gli articoli di Lies dedicati negli ultimi mesi al nuovo Piano degli Interventi di Padova.


Alla c.a. del Sindaco Sergio Giordani e dell’arch. Stefano Boeri

Un Piano degli Interventi per una Padova della cura

Lettera aperta

La redazione del Piano degli Interventi è uno degli atti più importanti del mandato di ogni amministrazione comunale, poiché delinea il progetto dello sviluppo della città e traccia le linee-guida per il suo futuro tenendo insieme aspetti economici, sociali, culturali, urbanistici e ambientali. Una città come Padova si trasforma continuamente, sotto la spinta dei numerosi attori che la rendono viva, ciascuno con i propri interessi. Il compito di un’amministrazione dovrebbe essere quello di governare queste trasformazioni, mettendo al centro del proprio operato la tutela e la qualità della vita di tutte e tutti coloro che la abitano – unitamente alla cura per l’ambiente, che ne è parte integrante.

Nel tempo pandemico (o, meglio, sindemico) nel quale viviamo, tracciare la strada perché nasca una città della cura, ecologica e solidale, è ancora più urgente di prima, ma dobbiamo constatare che Padova è in terribile e colpevole ritardo su questo. Mentre i piccoli e grandi attori privati si (ri)organizzano per intercettare tutti i fondi di una “ripartenza” che ruota esclusivamente intorno alla crescita economica, anche quando questa nuoce all’ambiente e alla salute, vediamo le istituzioni e l’amministrazione comunale stessa inseguire piuttosto che governare tali processi, e non impiegare con il dovuto coraggio gli strumenti che consentirebbero di farlo. Il Piano degli Interventi è forse il principale di tali strumenti e, con la presente lettera aperta indirizzata al sindaco Giordani e all’architetto Boeri, intendiamo esprimerci proprio sull’attuale elaborazione del nuovo PI.

INFORMAZIONE E PARTECIPAZIONE. Quando verrà reso pubblico e presentato a tutta la cittadinanza il nuovo Piano degli Interventi? Persa l’occasione di avviare fin dal principio del proprio mandato una elaborazione partecipata del PI, la Giunta – e a maggior ragione il Sindaco – ha ora il dovere di rendere possibile quella Partecipazione che la legge fortunatamente impone. Secondo la normativa stessa, però, non vi è alcuna partecipazione possibile senza che vi siano trasparenza e preventiva informazione. Ciò significa che ad oggi non vi è stata alcuna partecipazione relativamente al nuovo Piano degli Interventi, in quanto può dirsi tale soltanto il coinvolgimento della cittadinanza che avviene dopo che il Piano sia stato presentato e descritto pubblicamente.

A causa dell’inerzia della Giunta e della sua incapacità di avviare per tempo l’iter di pianificazione, consentendo così un adeguato coinvolgimento di tutta la cttadinanza (e non soltanto di pochi “soggetti interessati”) lungo le sue diverse fasi, il Piano verrà presentato senza quel dialogo con i padovani e le padovane che era stato annunciato da questa Giunta. Di conseguenza, la partecipazione sarà ridotta a tempi e modi del tutto esigui ed insufficienti. Ci chiediamo come sia possibile ipotizzare l’adozione in Consiglio Comunale di un PI che non sarà stato né condiviso, né tantomeno discusso, criticato e/o apprezzato dalla cittadinanza stessa.

CONSUMO DI SUOLO ZERO. Quali sono gli strumenti previsti dal PI – e quali i tempi e i meccanismi di monitoraggio – per azzerare il consumo di suolo? A Padova la cementificazione continua a procedere spedita, attribuendoci un triste primato all’interno di una regione che già è la seconda peggiore d’Italia. Non ci sono alternative ad una drastica inversione di tendenza, specie nel contesto della crisi ecologica globale e dei fenomeni atmosferici che essa porta con sé. Eppure è noto che l’attuale giunta, per opera dell’ex vicesindaco Lorenzoni, ha chiesto ed ottenuto dalla regione Veneto un aumento del limite forfettario di espansione edilizia, che è passato da 39 a 262 ettari. Che cosa s’intende fare con il nuovo PI perché tale drammatico errore venga corretto?

Su questo punto nevralgico, le nostre proposte concrete sono le seguenti:

  • salvaguardia di tutte le aree verdi della città, anche dei piccoli lotti interni ad aree già edificate: il suolo si consuma e deteriora, infatti, non soltanto attraverso l’occupazione di terreni agricoli e l’edificazione di aree libere (cioè fuori dal perimetro dell’urbanizzazione consolidata), bensì anche attraverso la densificazione che va ad occupare terreni liberi all’interno del tessuto già edificato;
  • contrasto alle deroghe e alle trasformazioni edilizie prodotte dal “piano casa” regionale che incrementano ulteriormente il consumo di suolo e lo densificano creando talvolta dei veri e propri “ecomostri”: la pianificazione urbanistica e la tutela della salute dei cittadini spettano esclusivamente al Sindaco e alla giunta, che possono – come accaduto a Cortina d’Ampezzo – non applicare il “piano casa” laddove esso risulti dannoso sotto il profilo ecologico;
  • definizione di cosa s’intende per “rigenerazione urbana” e rispetto di criteri stringenti ed espressamente stabiliti affinché non si traduca, nei fatti, in forme di “speculazione assistita”;
  • contrasto all’uso strumentale delle perequazioni: riteniamo necessario normare il ricorso alla perequazione stabilendo che, qualora venga applicata, essa serva esclusivamente alla realizzazione della “città pubblica”, cioè degli standard (servizi pubblici, servizi di quartiere) già previsti nel Piano;
  • censimento e tutela delle “permanenze”, ovvero degli elementi da salvaguardare (rispetto a emergenze naturalistiche, condizioni idro-geologiche, siti archeologici, morfologia e storia urbana, tipologie edilizie ed edifici importanti per la memoria storica dei luoghi, elementi costitutivi di sistemi urbani significativi – insomma: tutti gli elementi della cultura materiale che hanno reso particolari i luoghi e sono i riferimenti di chi abita i quartieri della città) e dai quali non si potrà prescindere nell’impostare un qualsiasi progetto di trasformazione urbana.

CASA, SERVIZI, SPAZI COMUNI. Quali forme di convenzione sono previste nel PI per dare realmente forma ai borghi che dovrebbero comporre la “città dei 15 minuti”? Ci soffermiamo su questa parola, “borghi”, perché essa dovrebbe rendere evidente che i luoghi che compongono la città presentano una ricca varietà di appartenenze, relazioni, storie e memorie che li identificano come tali. Quindi non si tratta di periferie, ma di comunità che hanno gli stessi diritti di cittadinanza e cioè titolo a godere degli stessi servizi del centro, oltre che una vita di relazione che deve essere tutelata e incrementata. È perciò necessario, da un lato, che il Piano degli Interventi stabilisca espressamente cosa dev’essere contenuto in ciascun borgo e, dall’altro, che si stipulino forme di convenzione tra il Comune, le altre istituzioni pubbliche e soprattutto i privati che intervengono attivamente nei processi di trasformazione urbanistica, con il fine di garantire in ogni borgo la presenza di:

  • aree verdi e spazi comuni, che rendano possibile la socialità – sia all’aria aperta che in locali a ciò destinati;
  • servizi pubblici accessibili: dalla sanità territoriale agli uffici comunali;
  • edilizia residenziale pubblica e, in parte, anche in affitto;
  • impianti sportivi senza vincoli di accesso;
  • attività produttive e commerciali di vicinato, a basso valore aggiunto, vale a dire esercizi commerciali per la vita quotidiana che altrimenti costringono a spostamenti inutili e sono schiacciati dai “giganti” delle grandi catene.

MOBILITÀ. Se è vero che “il tram ridisegna la città”, c’è bisogno che l’intero sistema di sosta e mobilità persegua il medesimo disegno con coerenza (e coraggio), prevedendo sin da ora:

  • più piste ciclabili;
  • parcheggi scambiatori per mantenere le auto fuori dalla circonvallazione interna;
  • il rifiuto della concentrazione di ulteriori grandi poli di intrattenimento, i quali sono previsti in gran parte in aree centrali e già sature, come la zona della Fiera.

GOVERNO DELLO SVILUPPO ECONOMICO: IL CASO ZIP. Con la liquidazione del Consorzio ZIP (Zona Industriale di Padova) non solo si è resa ingovernata una parte rilevante della città, che copre 1/9 della sua superficie totale, ma si è affermato il principio che resta esclusivamente in mano ai privati l’iniziativa su quante e quali imprese insediare o sviluppare in città. Con questo principio si è ipotecato un ragionamento organico relativo alla tutela dell’ambiente, alla qualità del lavoro e alla stessa relazione tra produzione di reddito e benessere di chi abita a Padova. Per avere un lavoro utile, sano ed equamente retribuito, non solo si deve incentivare pubblicamente l’iniziativa imprenditoriale di chi lo persegue, ma anche rendere attraente il territorio della zona industriale per i suoi servizi, per l’innovatività delle sue produzioni e per l’essere essa stessa Zona Industriale Ecologicamente Attrezzata. Ciò significa avere un ente pubblico di governo del territorio che persegua il fine di offrire servizi all’avanguardia alle imprese e ai/alle lavoratori/trici e, al tempo stesso, di controllare e ridurre drasticamente l’impatto ecologico dello sviluppo economico sul territorio. Determinanti a questo fine saranno tanto la creazione di un ente che governi l’area e il suo sviluppo in termini innovativi, quanto le norme tecniche che precisino i limiti e le tipologie di insediamento, con i relativi divieti a trasformazioni incongrue e di carattere speculativo.

RISPETTO E VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI. Troppo spesso a Padova si sono sottovalutati i vincoli che tutelano i beni culturali presenti in città. L’aver favorito investimenti economici privati ignorando i vincoli posti in intere zone ha comportato danni all’interesse pubblico anche di carattere economico, oltre che culturale e ambientale. Basti pensare alla vicenda dell’ex Foro Boario di Corso Australia, in cui il fatto di aver aggiudicato un bando di concorso che non rispettava i vincoli posti dalla Soprintendenza ha prodotto un accordo che produrrà vantaggi per i privati e un danno economico per il Comune.

Dal gennaio 2017 il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha esteso a tutta l’area della ex Caserma Prandina il vincolo relativo ai beni di “interesse culturale”. Ciò impedisce “usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione”: la presenza di un parcheggio è quindi incompatibile con tale vincolo. Auspichiamo che il nuovo Piano, come quello appena decaduto, tenga in grande considerazione questa preziosa area e ne impedisca l’uso a parcheggio, inappropriato sia per il luogo che per la salute dei cittadini.

Auspichiamo anche che il Piano ponga grande attenzione al Parco delle Mura e delle acque come sistema a servizio della città ma soprattutto come sistema ecologico di scala territoriale, congiunzione degli ambiti fluviali, dei corridoi verdi tra città e territorio. La variante predisposta dall’attuale Amministrazione ha privato tutta l’area ospedaliera di via Giustiniani, compresa all’interno delle mura, delle tutele che il PI appena scaduto aveva posto ed ha inoltre attribuito all’area una destinazione urbanistica incompatibile con il Centro Storico. In questo modo la variante consente la costruzione del complesso Materno Infantile che, per mole e vicinanza alle mura, ne deturpa l’immagine e ne limita la fruizione.

Siamo consapevoli del fatto che questi punti non esauriscono l’insieme delle questioni – delle criticità, delle sfide, delle potenzialità – che il Piano degli Interventi di una città come Padova deve necessariamente affrontare. Un altro capitolo del discorso costituirebbe, ad esempio, la costruzione del nuovo polo ospedaliero a Padova Est: un’opera ad altissimo impatto ecologico, sociale ed urbanistico, che verrà a collocarsi in una delle aree più complesse (e compromesse) dell’intero Comune di Padova e i cui effetti sugli equilibri sistemici della nostra città consideriamo con estrema preoccupazione. Una preoccupazione che ci suscita anche la quantità e varietà di funzioni che sono previste nel quadrante Nord Est della città, tutte ad alto impatto di attrazione veicolare e di persone. Non sono però l’onnicomprensività e l’esaustività del discorso ad interessarci, quanto piuttosto la concretezza e l’urgenza delle nostre richieste e delle nostre proposte, le quali rivolgiamo al Sindaco di Padova e al curatore del nuovo Piano degli Interventi con la certezza che non si sottrarranno ad una discussione seria, aperta, responsabile e partecipata intorno ad esse. Ne va del futuro di tutte e tutti noi.

Padova, 15 novembre 2021

Primi firmatari:

Alessandro Angrilli
Gianni Belloni
Giuliana Beltrame
Lorenzo Cabrelle
Luisa Calimani
Mirella Cisotto
Giuliano Fabris
Alice Furlan
Massimo Gruarin
Valentina Gruarin
Davide Guerini
Luca Lendaro
Chiara Levorato
Maria Assunta Patrizia Longo
Nicola Lovisatti
Adriano Menin
Roberto Ongaro
Giovanna Osti
Lucio Passi
Maurizio Pavan
Auretta Pini
Giuliano Pisani
Paolo Pavan
Marina Proto
Floriana Rizzetto
Enzo Siviero
Alessio Surian
Vittorio Spigai
Gianni Tamino
Lia Toller
Sergio Ventura
Spartaco Vitiello
Antonella Zambon
Bruno Zanatta
Franco Zecchinato

Foto: Stefano Boeri e Sergio Giordani, ufficio stampa Comune di Padova (fonte)

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