di Ernesto Milanesi
La sanità padovana – più o meno eccellente – sembra sempre nel limbo.
Il nuovo assessore regionale Gino Gerosa, 68 anni, professore ordinario ex direttore della Cardiochirugia, si ritrova con il “vecchio” Giancarlo Ruscitti ritornato al vertice dell’Area Sanità e Sociale (come dal 2006 al 2010 con la giunta Galan).
Un passo avanti e due indietro? Modello “accademico” o spazio alla privatizzazione? Forse si capirà meglio, alla luce di alcuni nodi da sciogliere.
Il “nuovo Policlinico”
A Padova Est, l’intesa del 31 luglio 2018 fra Regione, Università, Comune, Provincia e Azienda ospedale Università di Padova avrebbe già definito il futuro sanitario dell’area di 393.810 metri quadri.
Sulla carta, si rivela come il “nuovo Policlinico” più che un post-moderno nosocomio in versione hub. Tant’è che via Giustiniani resta operativa e, anzi, conta sulla nuova Pediatria da oltre 107 milioni di euro (20 mila metri quadri, 155 posti letto e sei sale operatorie) insieme alle “ristrutturazioni” avviate da tempo.
Sulla carta, il “nuovo Policlinico” conta un’area medica con 391 posti letto, l’area chirurgica con 432, materno-infantile con un solo posto letto, la terapia intensiva con 90, l’area riabilitativa con altri 20.
I 963 posti letto costerebbero 870,8 milioni di euro concentrati nella struttura ospedaliera e nella Torre della ricerca (733 milioni). Si aggiungono 92,2 milioni di arredi e attrezzature più 45,4 milioni per il park multipiano con 2.500 posti auto.
In teoria, quest’anno servirebbe a verificare il progetto del 2023 e a definire la fase esecutiva, con l’affidamento dei lavori previsto nel 2028 e l’apertura ufficiale prevista nel 2033.
Ma giusto recentemente il nuovo presidente della Regione Alberto Stefani sembra voler girare pagina. “Ospedale di terzo livello” con lo Stato a finanziare al posto dell’INAIL. Un problema di gestione amministrativa fra Venezia e Padova, ma anche una questione politica perché al Bo’ non funziona più l’asse Rizzuto-Zaia (il primo ex rettore, il secondo ex presidente della Regione) con conseguenze che si riproducono anche nei confronti del sindaco Sergio Giordani, cui spetta comunque la guida urbanistica dell’operazione.

Intanto nell’Azienda…
Come recita la delibera 1035 del nuovo direttore generale Paolo Fortuna (datata 22 maggio), l’Azienda ospedale Università ha provveduto a definire ruoli e responsabilità nelle Unità operative della Direzione medica.
In buona sostanza, si tratta delle “nuove determinazioni” nell’organigramma chiamato a guidare quotidianamente la macchina operativa degli ospedali di via Giustiniani e del Sant’Antonio.
E a proposito di “nuovo Policlinico” la delega è stata assegnata a Silvia Eugenia Bennici, 35 anni, approdata nella Direzione medica di via Giustiniani nel maggio 2021 dove ha anche provveduto a completare la specializzazione in Igiene e Medicina preventiva.
Al ruolo di direttore nella Direzione medica del Sant’Antonio è stata nominata Maria Vittoria Nesoti, 50 anni, che vanta Master di secondo livello e altri titoli fra Bocconi, Università Sacro Cuore e Barcellona. Da dieci anni alla Direzione sanitaria di via Giustiniani con “altissima specialità” nella codifica delle schede di dimissione ospedaliera. È stata anche responsabile organizzativo del Centro vaccinazione nel padiglione 8 della Fiera durante l’emergenza Covid.
La delibera poi assegna a Greta Bordignon le responsabilità del rischio clinico, della continuità delle cure con il territorio e del Dipartimento donna e bambino.
A Riccardo Caberlotto il compito di seguire le Unità operative del Sant’Antonio, i piani di emergenza, i sistemi informativi e la logistica.
Per Paola Caielli l’acquisto delle prestazioni, il Dipartimento Medicina dei sistemi e Reti tempo dipendenti.
Infine ad Alfio Capizzi (già coordinatore cittadino dell’Udc nel 2012) viene assegnato un pacchetto consistente: Dipartimento Diagnostica Integrata, Neurochirurgia, Clinica Ortopedica, Clinica Neurologica, Radioprotezione, valutazione tecnologie sanitarie, libera professione.
In Direzione medica di via Giustiniani l’igiene ospedaliera è affidata a Tiziano Martello, mentre l’organizzazione aziendale a Gianni Deris Boemo.
Proroga Serenissima
In base alla stima certificata dall’Unità Logistica dei servizi, l’Azienda Ospedale Università ha deciso di prolungare fino alla fine di ottobre l’appalto a Serenissima Ristorazione con una spesa che sfiora i 4 milioni di euro.
È la holding (14 società collegate) del settore fondata da Mario Putin, 76 anni di Costabissara, con sede in Viale della Scienza a Vicenza. E dichiara un fatturato consolidato di 540 milioni e 11 mila collaboratori.
Putin incarna il veneto fai-da-te: nel 1993 trasforma un capannone e inizia con 200 pasti al giorno, mentre la crescita viene benedetta dall’Opera Romana Pellegrinaggi; nel 2004 apre il centro cottura a Pavia e comincia a vincere appalti pubblici; diventa lo “zar delle mense” e inaugura il più grande stabilimento in legame refrigerato d’Europa a Boara Pisani (30 mila pasti al giorno).
Quest’anno Serenissima Ristorazione potrà proseguire con le forniture. Si tratta dei pasti ai pazienti dei due ospedali per 3 milioni 447 mila 367 euro (Iva al 10%), della gestione nella mensa dei dipendenti per 877 mila 466 euro (Iva al 4%) e di servizi vari (gestione colonnine acqua potabile e app prenotazione pasti dei caregiver) per 6.100 euro con Iva al 22%.
Un appalto scattato in via Giustiniani con la delibera numero 1515 del 2018 firmata dall’allora dg Luciano Flor. Due anni più tardi (delibera 304) Serenissima Ristorazione ha acquisito anche i pasti dell’ospedale Sant’Antonio che l’Asl 6 Euganea aveva appena ceduto.
L’assetto del servizio sanitario
A Padova la sanità pubblica non si esaurisce nei due ospedali cittadini con 1.682 posti letto, 67 specialità, 63 mila interventi chirurgici all’anno, oltre 400 trapianti, 150 mila accessi al Pronto soccorso e 6.700 dipendenti.
Altri due “poli” contraddistinguono la città della salute: l’Istituto oncologico veneto, da oltre vent’anni primo nel Veneto destinato alla prevenzione, diagnosi e cura dei tumori ed alla ricerca sul cancro, e il Complesso socio-sanitario ai Colli con il poliambulatorio, la Medicina dello sport e i servizi per le dipendenze e la famiglia.
La provincia può contare su altre cinque strutture: il nuovo ospedale di Schiavonia per la Bassa padovana; l’ospedale di Cittadella che fa da hub nell’Alta; il Pietro Cosma di Camposampiero; l’ospedale di Piove di Sacco e l’ospedale di comunità di Conselve per la riabilitazione.
Grazie al PNRR, con 27 milioni di finanziamento europeo su circa 40 necessari, nel Padovano sono previste venti “case di comunità”. È stata messa in funzione quella di Vigonza con poliambulatorio, infermieri di famiglia e punto unico di accesso. Ma anche a Carmignano di Brenta e Piove di Sacco, mentre sono in corso i lavori per quella progettata all’interno del Complesso ai Colli.
Il piano dell’Asl 6 Euganea contempla costruzione e ristrutturazione di “case di comunità” a Maserà, Noventa, San Martino di Lupari, Trebaseleghe, Campo San Martino, Saonara, Pontelongo, Este, Montagnana, Limena, Camposampiero, Abano Terme, Monselice, Selvazzano Dentro e Rubano.
Foto di copertina: Rendering del Nuovo Polo Ospedaliero di Padova Est San Lazzaro. Fonte: Azienda Ospedale -Università Padova